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Ascoltatelo!

  • Immagine del redattore: Parrocchia Perosa Arg.
    Parrocchia Perosa Arg.
  • 28 feb
  • Tempo di lettura: 5 min

COmmento al Vangelo II Domenica di Quaresima 1/3/2026

v. 1. Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.

v. 2. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce.

v. 3. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

v. 4. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: "Signore, è bello per noi restare qui! se vuoi, farò qui tre tende , una per te, una per Mosè ed una per Elia".

v. 5. Egli stava ancora parlando quando una nube li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!".

v. 6. All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.

v. 7. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: "Alzatevi e non temete".

v. 8. Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

v. 9. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti".


A Cesarea di Filippo, Gesù aveva interrogato i suoi discepoli: ”La gente che cosa pensa di me?. “La gente pensa che tu sia Giovanni Battista, tornato in vita, oppure Elia o Geremia o un un altro dei profeti”, avevano risposto i discepoli. Poi Gesù aveva aggiunto: “E per voi chi sono?”. Pietro aveva risposto prontamente: “Tu sei il Cristo”, cioè l’Inviato di Dio a salvare il popolo ebraico. Dopo di che, perché i discepoli non continuassero a pensare ad un Messia-re vittorioso, Gesù aveva iniziato a parlare della sua passione-morte e resurrezione (Mt 16, 21). Quel che aveva sbigottito i discepoli era l’annuncio della sua passione e morte: il re mandato da Dio, a Gerusalemme doveva essere proclamato tale, non essere perseguitato e morire!

vv. 1-3. Sei giorni dopo, Gesù prende con sé tre discepoli (Pietro, Giacomo e Giovanni), forse i più sconcertati e anche quelli che avranno un compito di guida nella Chiesa primitiva, li porta su un alto monte, e lì rivela chi è. Il sesto giorno, nella Bibbia, è quello dell’attesa di un importante intervento di Dio e il monte è il luogo dove Dio si rende presente e parla al suo popolo.

Su quel monte Gesù è trasfigurato da Dio (il verbo al passivo ha come soggetto sottinteso Dio, non nominato per rispetto).

Che cosa significa “trasfigurato”?

Significa che il corpo di Gesù ha rivelato il suo essere non soltanto un uomo, attraverso i segni della brillantezza del volto e il colore delle sue vesti. Questi segni, che nella Bibbia sono quelli della presenza di Dio, rivelano ai discepoli la divinità di Gesù.

A questi due segni si aggiunge quello della visione di Mosè ed Elia, viventi in Dio, in Paradiso. Mosè aveva guidato il popolo d’Israele dall’Egitto fino all’entrata nella Terra Promessa ed aveva ricevuto i Comandamenti sul monte Sinai, per poi trasmetterli ad Israele. Elia, profeta, si era battuto per salvare la fede di Israele nel Dio unico. Mosè ed Elia avevano anche fatto l’esperienza della presenza di Dio. Elia si era coperto il volto con il velo (1Re19,32), perché l’uomo è incapace di “vedere” Dio. Mosè portava un velo sul volto quando era sceso dal Sinai, dove aveva incontrato Dio. Quel velo era come un filtro protettivo tra la santità di Dio e l’uomo peccatore. Ora, in Gesù, possiamo incontrare Dio a volto scoperto, dice l’apostolo Paolo, cioè senza veli (2Corinzi 3, 18) che nascondono, in parte, il “volto” di Dio. La trasfigurazione è un momento in cui i tre apostoli fanno esperienza della divinità di Gesù, non più nascosta dal velo della sua umanità.

Questa esperienza è data anche a noi in alcuni momenti, ad esempio nella Messa, nella preghiera, nella riunione della Comunità parrocchiale, nella nostra vita familiare, nel servizio a chi ha bisogno, in alcuni momenti in cui riviviamo, ad esempio, il nostro matrimonio, la nascita dei nostri figli, ecc. Ognuno di noi porta nel cuore momenti indescrivibili di incontro con il Signore. Ricordiamoli quando, come gli apostoli, siamo presi dal dubbio, dallo sconcerto, dalla paura…

Ci farà molto bene!

v. 4.  Pietro esclama: “Signore, è bello stare qui….Vuoi che faccia tre tende, per te e per i personaggi divini presenti? (dimentica se stesso e gli altri apostoli, tanto è felice!9 Vorrebbe protrarre questa esperienza, come capita a noi quando ne facciamo una bellissima.

v. 5. In questo versetto si aggiunge un altro segno: la nube. Nell’Antico testamento la nube è segno della presenza di Dio che si è avvicinato agli uomini, e tuttavia resta nascosto, separato dal mondo. La nube, cioè la presenza di Dio, aveva accompagnato il cammino di Israele verso la Terra Promessa, aveva impedito agli Egiziani di riportare Israele in Egitto… La nube è segno della presenza di un Dio presente e salvante. Dalla presenza di questo Dio i discepoli sono avvolti e lo siamo anche noi nella fede. Ci pensiamo e viviamo in modo tale da accorgersene?

Dalla nube esce una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!".

Il Padre ripresenta Gesù (lo aveva già fatto nel momento del battesimo) quale «Figlio amato» (salmo 2), innalzato alla gloria di Dio, e «Servo del Signore» (Isaia 42,1-9), colui che darà la vita per noi (Isaia 52-53).

  Crediamo veramente in Gesù, Figlio di Dio, e quindi ci comportiamo di conseguenza? Viviamo avvolti nella sua presenza? Abbiamo fatto “esperienza” della sua presenza divina?

Alla presentazione di Gesù, la voce di Dio aggiunge: “Ascoltatelo!”Ormai l’ascolto di Dio stesso è ascolto di Gesù,del Figlio, Parola vivente di Dio! Egli può dire in verità chi è Dio.

Quell’ ”ascoltatelo” ha il significato che ha nei nostri dialetti: non significa soltanto “udire”, ma porre attenzione alle parole del Signore Gesù e viverle. Ci impegniamo a farlo?

vv. 6 -9. Di fronte a Gesù, che rivela la sua divinità, i discepoli si pongono in un atteggiamento di adorazione, e sono presi dalla paura. Gesù, come altre volte, li incoraggia. Essi alzano la testa e vedono soltanto il solito Gesù: l’esperienza particolare è finita. E Gesù raccomanda loro di non parlarne a nessuno: non hanno ancora fatto l’esperienza della sua morte e resurrezione, non hanno ancora ben capito chi è Gesù. E noi?

     Preghiamo ed impegniamoci per incontrare Gesù risorto, saper far tesoro di questi incontri e saperlo ascoltare.



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