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Illuminati

  • Immagine del redattore: Parrocchia Perosa Arg.
    Parrocchia Perosa Arg.
  • 15 mar
  • Tempo di lettura: 5 min

Commento al Vangelo IV Domenica di Quaresima 15/3/2026

Vangelo secondo Giovanni, cap. 9, dal 1° al 41° versetto

v. 1. Passando, Gesù vide un uomo CIECO DALLA NASCITA.

vv. 2-3. I suoi discepoli lo interrogarono: "Maestro,.... chi ha peccato? Lui o i suoi genitori?". Rispose Gesù: "Né lui né i suoi genitori, ma perché si manifestino in lui le opere di Dio”.

v. 4. Bisogna che noi compiamo le opere di Dio finché è giorno, poi viene la notte e nessuno può agire.

v. 5. Finché sono nel mondo SONO LA LUCE DEL MONDO.

vv. 6-7. Detto questo, Gesù sputò per terra, fece del fango e lo spalmò sugli occhi del cieco. Poi gli disse: “Vai a lavarti alla piscina di Siloè”. Questi andò, si lavò e torno che ci vedeva.

v. 8. Allora i vicini di casa e tutti quelli che lo vedevano dicevano: “Non è quello che chiedeva l’elemosina?”.

vv. 9-12. Alcuni rispondevano di sì, altri di no. Il guarito diceva: “Sì, sono io.... L’uomo chiamato Gesù, mi ha messo del fango, mi ha mandato a lavarmi... e ora ci vedo”.

vv.13-15. Allora lo condussero dai Farisei: era sabato... Interrogato dai Farisei, l'uomo raccontò di nuovo ciò che gli era successo.

v. 16. Alcuni Farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio perché non osserva il Sabato. Altri invece dicevano: “Come può un peccatore compiere gesti di questo genere?”.

v. 17. Allora chiesero al guarito: “E tu che ne dici di quel tale che

ti ha aperto gli occhi?”. Il cieco rispose: “E’ un profeta”.

vv. 18- 23. Non credendo che quell’uomo fosse nato cieco, i Giudei interrogarono i suoi genitori. Questi risposero: “Sappiamo che questi è nostro figlio e che è nato cieco. Come abbia riacquistato la vista non lo sappiamo. Domandatelo a lui: ha l’età. Dicevano così per non essere cacciati dalla Sinagoga.

vv. 24-34. Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Dà gloria a Dio! Noi SAPPIAMO che quell’uomo è peccatore”. Rispose il cieco guarito: “Se sia un peccatore, NON LO SO. SO che ero cieco ed ora ci vedo!… Allora gli dissero: “… Come ha aperto i tuoi occhi?”. Rispose loro: “ Ve l’ho già detto... Perché volete ascoltarlo di nuovo: volete diventare suoi discepoli?” Allora lo insultarono: “Tu sei discepolo di costui., noi lo siamo di Mosè. Noi SAPPIAMO che a Mosè ha parlato Dio... Rispose il guarito: “SAPPIAMO che Dio non ascolta i peccatori, ma soltanto chi lo onora e fa la sua volontà. Da che mondo è mondo non è mai successo che uno abbia aperto gli occhi ad un cieco nato. Se quell’uomo NON FOSSE DA DIO non avrebbe potuto guarirmi”. Gli risposero: “Sei nato tutto intero nei peccati e vuoi insegnare a noi?”. E lo cacciarono fuori (dalla Sinagoga).

vv. 35-38. Gesù venne a sapere che avevano cacciato il cieco guarito e quando lo incontrò gli disse: “Credi tu nel Figlio dell’Uomo?”. Rispose: “Chi è, Signore, perché io creda in Lui?”. Disse Gesù:

Lo hai visto: è colui che parla con te”. Rispose il guarito: “Credo, Signore”, e si prostrò dinanzi a Lui.

vv. 1-5. Gesù sta uscendo dal tempio di Gerusalemme e, davanti ad una delle porte di entrata, “vede” un uomo seduto, che chiede l’elemosina,. E’ un cieco fin dalla nascita. Il “vedere” di Gesù è un vedere profondo, che porta in sé anche una scelta, come ci dice il verbo greco qui usato. Gesù non ci “guarda” mai superficialmente: il suo “guardarci” è sempre anche un sceglierci. Gesù sceglie quell’uomo perché non solo è impossibilitato a vivere degnamente, ma perché è anche considerato un peccatore castigato da Dio. Gesù corregge l’idea che l’handicap o la malattia siano un castigo divino, li presenta invece come occasioni nelle quali Dio manifesta la sua opera salvante, il suo amore.

Così fa Gesù finché è in vita (finché è giorno) e così dobbiamo are anche noi (v. 3): chi segue Gesù è chiamato a sua volta a essere segno dell’amore di Dio.

Correggiamo o miglioriamo la nostra idea di Dio? Di conseguenza correggiamo o miglioriamo anche il nostro rapporto con Lui? Ci impegniamo a compiere le opere di Dio, come ci chiede Gesù, cioè le opere che manifestano il Suo amore? (v. 4).

Nel v. 5 Gesù si autodefinisce LUCE DEL MONDO e spiega questa espressione con un gesto, un segno: guarisce il cieco. Nel vangelo di Giovanni i miracoli sono detti “segni”, perché sono frecce che indicano qualcosa, anzi Qualcuno, che è a monte: il Signore Gesù. Non per nulla la narrazione del fatto occupa soltanto due versetti (vv. 6-7): l’importante non è il miracolo, ma il rivelare Gesù luce del mondo. 

Che cosa intende Gesù per “luce”?

Parlando ad Ebrei, Gesù dà per scontato la loro conoscenza della Bibbia e perciò la comprensione dell’immagine della luce, che applica a se stesso. Noi intuiamo il significato di quest’immagine grazie alla nostra esperienza: senza luce non c’è vita, non vediamo nulla, non ci spostiamo…

Nell’Antico Testamento la luce è simbolo della presenza di Dio salvatore, del Dio-luce. che illumina il cammino del suo popolo e lo guida con la sua presenza nascosta e la sua Parola. Questa è “lampada per i miei passi”, dice chi prega il salmo 118. Il profeta Isaia presenta “il Servo di Dio” come colui che sarà “luce delle nazioni” (Isaia 41). Applicando a se stesso questa immagine, Gesù si appropria di caratteristiche divine e di quelle del personaggio presentato dal profeta Isaia, affermando così tacitamente di essere la presenza di Dio salvatore e che il suo compito è quello del “Servo di Dio”: fare conoscere Dio a tutte le nazioni, non soltanto ad Israele, e offrire la sua vita per tutti ( Isaia 52, 13- 53, 12).

 L’agire dei farisei ( dal v. 13)

Il cieco guarito è interrogato dai Farisei, osservanti e difensori della legge di Dio. Essi si scandalizzano perché Gesù guarisce nel giorno dedicato a Dio, il Sabato. Gesù compirà diverse guarigioni nel giorno festivo, per dimostrare che Dio opera in modo particolare a favore dell’uomo nel giorno dedicato a Lui. I Farisei, legati alle loro interpretazioni della Bibbia, non capiscono questo segno. Resta però il fatto a testimoniare a favore di Gesù. Per risolvere la questione, i Farisei cercano prima di negare il miracolo e, poi, giungono alla conclusione: “Gesù è un peccatore perché non rispetta la legge di Dio sul Sabato”  e non accolgono l’interpretazione del cieco: “Se Gesù è stato capace di fare questo miracolo è perché Dio era con Lui”. Infine i Farisei zittiscono il guarito: “Sei nato nel peccato (vedi v. 2) e vuoi insegnare a noi?” e lo cacciano dalla Sinagoga, ossia lo escludono dalla vita religiosa e sociale, con tutte le conseguenze. I Farisei si chiudono nella loro incredulità.

Il cieco, invece, fa un cammino di fede: dalla conoscenza di Gesù come uomo (v. 11) al riconoscerlo un profeta (v. 17) e un inviato da Dio (v.33), e poi “Figlio dell’Uomo” (il personaggio celeste a cui Dio dà potere) e Signore (titolo dato a Dio nella Bibbia). In questo cammino di fede l’ex cieco è aiutato da Gesù, che lo cerca e gli chiede un atto di fede esplicito. Il titolo dato a Gesù (Signore) e il gesto del guarito (prostrarsi in un atto di adorazione) esprimono la sua fede nella divinità di Gesù. A che punto siamo giunti nel nostro cammino di fede? La fede cristiana non è anzitutto credere qualcosa, ma credere in Qualcuno. Nel Vangelo Gesù non ci dà una lista di verità da credere, ma ci chiede di credere in Lui. Preghiamo per percorrere la via della fede e crescere in essa, “illuminati” dal Signore.


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