Macigni
- Parrocchia Perosa Arg.

- 21 mar
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Commento al Vangelo V Domenica di Quaresima 22/3/2026
v. 3. Le sorelle mandarono a dire a Gesù: “Signore, colui che tu ami è ammalato".
v. 4. Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».
v. 5. Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro.
vv. 6-7. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea”.
v. 17. Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro
v.20. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andòincontro; Maria invece stava seduta in casa.
vv. 21-22. Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”.
v. 23. Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”.
v. 24. Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella resurrezione dell’ultimo giorno”.
vv. 25-26.. Gesù le disse: “ IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi questo?
v. 27. Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
vv. 33-37. … Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppio in pianto. Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?”.
v. 38. Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta....
v. 39. Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta…: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”.
v. 40. Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”.
vv. 41-42. Tolsero la pietra. Gesù alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che Tu mi hai mandato”.
v. 43. Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”.
v. 44. Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: “Liberatelo e lasciatelo andare!”.
v. 45. Molti dei Giudei che erano venuti da Marta, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, credettero in Lui.
vv. 1-7. Lazzaro, Marta e Maria vivevano a Betania di Giudea, un paese situato sulle pendici del monte degli Ulivi, a circa 3 Km da Gerusalemme. Da questa famiglia Gesù era ospitato, assieme ai suoi discepoli, quando saliva a Gerusalemme per partecipare alle grandi feste ebraiche (la Pasqua ebraica, la Pentecoste ebraica e la Festa dei Tabernacoli). Erano feste agricole, che avevano assunto un significato storico: festeggiandole per una settimana intera, il popolo ebraico riviveva momenti importanti del passaggio di Dio nella sua storia.
Un giorno le due sorelle di Lazzaro mandano a dire a Gesù che il loro fratello è molto malato. Lo fanno con l’intento di chiedere l’intervento guaritore di Gesù, ma Questi si trova in un’altra regione e attarda la sua partenza per cui, quando giunge a Betania, Lazzaro è già morto e seppellito da quattro giorni, dirà Marta, cioè è trascorso il tempo necessario per considerare un corpo ormai privo del suo spirito, secondo le credenze di allora. Eppure, dice il racconto, Gesù amava questa famiglia. Perché non è intervenuto subito? Gesù lo spiega ai suoi discepoli: “Questa malattia non è per la morte ma per la gloria di Dio”, cioè la malattia di Lazzaro non terminerà con la morte, ma sarà occasione della manifestazione della “gloria di Dio”. Che cosa vuol dire? “Gloria” è una parola che significa “pesantezza”. Il miracolo-segno che Gesù compirà, quello di chiamare nuovamente in vita Lazzaro, sarà la dimostrazione della “pesantezza di Dio”, della Sua presenza salvante, e dimostrerà anche che Gesù, è “la vita”, come leggiamo nel v. 25.
L’incontro di Gesù con Marta (vv. 20-27)
Marta si affretta ad andare incontro a Gesù. Le sue parole: “Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!” sembrano velare un rimprovero a Gesù: la sua assenza nel momento del bisogno. Non è un rimprovero che anche noi, a volte, facciamo al Signore?
Però Marta aggiunge subito: “Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”. Marta ha fede in Gesù, lo pensa capace di azioni impossibili, ma la sua fede è ancora limitata all’uomo Gesù e al Gesù guaritore.
La nostra fede è a questo livello?
Gesù spinge Marta e noi a crescere nella fede, dicendo: “Tuo fratello risorgerà”. Come tanti Ebrei e tanti cristiani, Marta crede in una vita in Dio al termine della storia. Infatti risponde: “So che risorgerà nella resurrezione dell’ultimo giorno”.
Ma Gesù va oltre, affermando: “IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA, CHI CREDE IN ME, ANCHE SE MUORE VIVRA’, E CHIUNQUE VIVE E CREDE IN ME NON MORRA’ IN ETERNO.
Gesù non è soltanto colui che risuscita i morti, ma è la VITA eterna e la RESURREZIONE, perciò chi vive unito a Lui nella fede partecipa alla vita di Dio. Questa vita in Dio non inizia soltanto dopo la nostra morte o dopo la storia, ma già su questa terra, tramite il dono di Dio e la nostra adesione di fede al Signore, vivendo in comunione con Lui. Il cristiano, quindi, non crede in una morte seguita dalla risurrezione, ma crede che l’uomo redento da Cristo non muoia, nel senso di continuare a vivere in Dio anche se morto fisicamente.
Non si tratta di attendere la risurrezione futura, ma di vivere già ora nella vita divina. Alla semplice attesa del futuro, Gesù contrappone l’attualità della salvezza: la vittoria sulla morte corporale e la risurrezione finale non sono che la conseguenza della vita nuova, che già oggi Egli ci dona.
Rispondendo: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”, Marta e noi affermiamo che Gesù non è un semplice uomo intermediario tra noi e Dio, ma è colui che ci rende partecipi di una vita nuova in Dio.
Prendiamo coscienza di ciò che il Signore ci rivela in questi versetti e viviamo conseguentemente?
Il miracolo-segno
In seguito (vv. 38-44) il Signore dimostra di POSSEDERE E POTER DARE LA VITA DIVINA con un segno: richiama Lazzaro alla vita terrena. Questo “risveglio” è un “segno”, che rimanda ad una realtà molto più grande: la certezza della vita eterna. Dio non smette mai di dare la sua “vita” durante la nostra esistenza terrena e anche dopo la nostra morte.
Preghiamo e impegniamoci per partecipare alla vita divina fin da ora.



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