Sempre il nostro Maestro
- Parrocchia Perosa Arg.

- 18 mag
- Tempo di lettura: 4 min
v. 16. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato
v. 17. Vedutolo, si prostrarono. Essi però dubitarono.
v. 18. Gesù si avvicinò e disse loro: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
v. 19. Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
v. 20a. insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho insegnato.
v. 20b. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
vv. 16-17: L’INCONTRO CON IL SIGNORE
La missione dei discepoli, dei cristiani, della quale parla questo brano, inizia incontrando il Signore. E non è un incontro casuale: esso avviene su invito del Signore stesso e in un luogo da Lui stabilito: un monte della Galilea. Nella Bibbia il monte è il luogo delle rivelazioni divine. La regione della Galilea era denominata “Galilea delle Genti”, perché lì, per motivi storici, abitavano anche famiglie pagane e gli Ebrei lì residenti avevano perso la purezza della razza (a causa di matrimoni misti) e della religione. Anche per la lontananza di questa regione dalla capitale religiosa (Gerusalemme) e quindi dal tempio, gli abitanti della Galilea non erano osservanti di tutti i precetti religiosi, nati per applicare la Legge di Dio in ogni circostanza della vita. In Galilea, Gesù aveva iniziato la sua missione e lì, per volere del Signore, doveva iniziare quella della Chiesa.
L’impegno di ogni comunità cristiana, di ogni cristiano, deve partire dall’incontro con il Signore e dal suo mandato. Gesù non inizia dai perfetti, ma dagli aperti al suo insegnamento e dai disposti a migliorare. L’incontro con il Signore non è tanto un inizio che, in seguito, lasciamo alle spalle, quanto una sorgente alla quale dobbiamo sempre tornare (“Senza di me non potete far nulla”) ed è la risposta ad un invito del Signore, che ci chiama a portare il suo messaggio senza pretendere la perfezione.
Siamo aperti al messaggio evangelico? Siamo coscienti di dover migliorare e pronti a farlo? Ricordiamo che è compito di tutti i cristiani essere “apostoli”, ciascuno nel suo ambiente di vita? Ricordiamo che questo compito presuppone l’ incontro con il Signore e la fedeltà alla sua parola?
Notiamo anche che i discepoli di Gesù non sono più 12 (rappresentanti delle 12 tribù di Israele), ma 11 (manca Giuda), e che questi 11 adorano il Signore, cioè riconoscono la sua divinità, ma nello stesso tempo dubitano. Manca qualcuno che ci dovrebbe essere e i presenti devono ancora crescere nella fede! Così succede nelle nostre comunità cristiane, nei nostri gruppi, nelle nostre famiglie: la Chiesa non è fatta di perfetti, ma di persone che sanno di dover crescere e quindi non ritengono di aver già raggiunto la meta e di essere i migliori. Siamo tutti in cammino… e tutti siamo chiamati a condividere i doni ricevuti dal Signore e ad accogliere quelli dati agli altri. Nella Chiesa, e anche in altri gruppi e nelle famiglie, ci deve essere uno scambio di doni. C’impegniamo a vivere così?
vv. 18-20a : IL COMPITO DEI CRISTIANI
Anzitutto, nel v. 18, Gesù si presenta come Colui che Dio ha mandato a parlare ed agire in Suo nome e che, a sua volta, manda i suoi discepoli con il compito e l’autorità di fare altrettanto. Il banditore, che comunicava le decisioni del re alla popolazione di un luogo, era considerato come il re stesso e le sue parole erano accolte come quelle del re. Gesù incarica i suoi discepoli, i cristiani, di eseguire tre ordini nel suo nome: 1) Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli; 2) battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; 3) insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.
“Andate, fate discepoli tutti i popoli”. Non si tratta di una conquista, ma di un’apertura a tutti i popoli. Nessun popolo deve essere escluso, come invece pensavano gli Ebrei considerandosi gli unici che avevano diritto di ricevere ciò che Dio aveva promesso, anche se nell’Antico Testamento ci sono delle aperture alla salvezza universale, la cui realizzazione però è posta alla fine del mondo (es Isaia 2, Isaia 25 )
Il Signore ci invia tutti a invitare ad essere suoi discepoli.
“...battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Tutti i popoli sono chiamati a farsi discepoli del Signore
Gesù, uniti in un solo corpo dal Battesimo dato nel nome
della Trinità. l battezzati entrano così in un particolare
rapporto con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e tra di loro.
“…insegnando loro a osservare tutto quello che vi ho
insegnato”.
Non si tratta solamente di offrire un messaggio teorico,
ma di insegnare ad entrare in uno stretto rapporto con il
Signore. Già al tempo di Gesù, seguire un Maestro non
significava soltanto studiare la Legge di Dio e le sue varie
spiegazioni, ma anche imparare a viverla praticamente
sotto la guida di quel Maestro.
Al tempo di Gesù l’essere “allievi” impegnava un gruppo per
qualche anno, poi queste persone diventavano a loro volta
“Maestri”. Con Gesù invece non finisce mai il nostro rapporto
di “discepoli”, anche se diventiamo Maestri di altri. Gesù ci
chiede di essere sempre considerato il nostro Maestro, di
vivere come insegna e fa, e di insegnare, a nostra volta,
a fare altrettanto.
Scegliamo il Signore Gesù come il nostro Maestro?
Ci impegniamo non solamente a dire, ma anche a fare
ciò che Egli ha insegnato in parole ed opere?
Ci impegniamo ad insegnare e testimoniare il Vangelo
iniziando dalla nostra vita familiare?
v. 20b. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
La Chiesa, la Comunità dei credenti, è accompagnata dall’inizio alla fine da Gesù risorto: “Ecco, io sono con voi!”. Egli è “il Dio con noi”, che ci accompagna “in ogni tempo”, che accompagna i nostri sforzi. Egli è asceso al cielo per essere con tutti e per sempre. Pensiamoci!
Preghiamo per capire questo Vangelo e per viverlo.




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